Il primitivo istinto del modello perpetuo

… quindi siamo d’accordo: disegniamo il processo agile e poi attiviamo il coaching per farlo seguire!!!

Ecco una frase che negli ultimi tempi mi è capitata spesso, così come spesso, alla mia evidenza che tale approccio è tutt’altro che consono ad una trasformazione Agile, la stessa è stata rafforzata da affermazioni come: “… eh… ma noi non possiamo dire al management che sperimenteremo… abbiamo bisogno di certezze”.

Ovviamente, in tali condizioni è estremamente difficile riuscire a portare avanti la propria azione di coaching, perché i vincoli posti sono tali da trasformare l’Agilità in un modello definito su carta che poi viene “calato dall’alto” sui team.

Per quanto sia comprensibile che venga richiesto una sorta di blue print da seguire, quello che risulta assolutamente inconciliabile con una radicale Agilità è la miopia associata all’istinto di pensare che il modello sia lo scopo e non uno strumento che indirizza le azioni di ricamo di possibili scelte nel proprio contesto. Lo scopo, lo sottolineo, è quello di creare un’organizzazione in grado di adattarsi continuamente alle nuove esigenze di mercato, assecondando sempre i bisogni dell’utente e, se possibile, andando oltre le sue aspettative (the WOW moment!).

L’approccio orientato al modello porta ad un falso positivo, in cui l’azienda è convita di essere Agile perché… “…abbiamo adottato il modello Spotify” o ancora “…siamo in attesa che uno specialista DevOps ci disegni il flusso aziendale da seguire in modo da stare tranquilli!”, errori perpetui che affliggono soprattutto le grandi organizzazioni, andando a consumare risorse ingenti senza ottenere risultati apprezzabili.

Un coach, o comunque un consulente Agile, che, senza minimamente conoscere il contesto e senza confrontarsi con le Persone che lo caratterizzano, suggerisca a “freddo” un modello, un framework o una metodologia, dovrebbe riflettere sulla sua idea di Agilità, evitando di creare false sicurezze che spesso portano ad affermazioni del tipo: “mah.. questo Agile alla fine non si può fare” oppure “tutto sommato non è che sia cambiato molto”.

agile coach path

Certo, utilizzare modelli (o framework) per comunicare una visione è estremamente utile, ma l’attenzione deve essere nel creare un’organizzazione Agile partendo dall’essenza che la caratterizza e sfruttare gli strumenti e l’esperienza per individuare un plausibile percorso che dovrà sempre e comunque essere empiricamente validato.

Allora si, che possiamo parlare di Business Agility ed essere fiduciosi di vederne i risultati.

 

mrpoppo ba noelevator

stay tuned J

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